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Archivo: Julio 2008

28/07/2008 GMT 1

E' morta Marisa Merlini Una vita per lo spettacolo

italiana @ 22:34

ROMA - Il suo era un volto storico, e tra i più celebri, dello spettacolo italiano. Marisa Merlini è morta ieri notte a 85 anni, nella sua casa romana. Si spegne così una delle attrici simbolo del nostro Novecento, particolarmente votata alla commedia, ma capace di interpretare qualsiasi ruolo. E che, pur prediligendo il cinema, non ha trascurato né il teatro né la televisione.

Nata nella capitale nel 1923, già da ragazzina mostra una spiccata tendenza alla ribalta: è giovane, formosa, esuberante, ha un sorriso aperto. E così, a soli diciotto anni, esordisce nella rivista, come una delle tante belle ragazze dell'epoca. Il debutto è al Teatro Valle di Roma, nello show Primavera di donne, in un ruolo di contorno alla star Wanda Osiris. Lo spettacolo va in giro per l'Italia, è un trionfo. Anche Totò nota Marisa, che nel frattempo viene scelta come modella e testimonial per la Signorina Grandi Firme, emblema di un settimanale di successo.

Ma il suo destino è quello approdare sul grande schermo. E infatti, appena due anni dopo, Marisa passa al cinema, che da allora in poi le affida soprattutto ruoli da caratterista, da spalla, facendo leva sul suo aspetto simpatico e sulla sua naturalezza. Il debutto avviene in Stasera niente di nuovo (1942), diretta da Maurizio Mattioli. Un'esperienza davanti alla macchina da presa che per lei è solo la prima di una lunga serie: fra i tanti, vale la pena di citare L'imperatore di Capri (1949) di Luigi Comencini, accanto a Totò, con cui gira in tutto sette film; Signori in carrozza (1951) di Luigi Zampa; Gli eroi della domenica (1953) di Mario Camerini; Porta un bacione a Firenze (1955) di Camillo Mastrocinque; Il Bigamo (1955) di Luciano Emmer.

Ma forse, almeno nel corso degli anni Cinquanta, i suoi due ruoli migliori sono quelli in Pane, amore e fantasia (1953) di Luigi Comencini, in cui è la levatrice che vuole conquistare il maresciallo Vittorio De Sica; e in Tempo di villeggiatura (1956) di Antonio Racioppi, che le vale la conquista del Nastro d'argento.

La Repubblica.it

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23/07/2008 GMT 1

"Il Guernica è malato" I restauratori lanciano l'allarme

italiana @ 13:05

di JESÚS RUIZ MANTILLA

MADRID - Un quadro è un essere vivente. E il Guernica, oltre tutto, ha dei privilegi. Per questo lo si tratta, lo si cura, lo si esamina costantemente. I tecnici del Museo Reina Sofía gli stanno facendo un ultimo grande check up. Una radiografia che aiuterà a capire più approfonditamente le sue ferite, i suoi geni, i particolari della sua vita. El País ha avuto accesso in esclusiva all'ultimo minuzioso esame realizzato sull'opera di Pablo Picasso. La conclusione è chiara: "È in una situazione stabile per quanto grave", assicura Jorge García Gómez-Tejedor, capo del dipartimento di Conservazione e restauro del museo.

Il Guernica non è semplicemente un quadro. È un simbolo, una leggenda. Le speranze che il nuovo direttore del museo, Manuel Borja-Villel, ripone su di lui e sulla sua forza d'attrazione sono molte. Suo padre fu Pablo Picasso, il più grande genio del XX secolo nelle arti plastiche. Sua madre la II Repubblica spagnola. Il bambino nacque del peso e della misura giusta: 7,75 metri per 3,50. Presto cominciarono le mostre, i giri per il mondo per raccogliere fondi a favore della causa repubblicana.

Jorge García è la persona che più di ogni altra veglia sulla salute del quadro assieme a un'équipe di 20 persone. Il quadro fu esaminato già 10 anni fa. Vennero riscontrate tutte le sue ferite. Molte segni del tempo. Altre, la maggior parte, causate dai constanti andirivieni che hanno fatto del quadro ciò che è oggi. Nessuno lo farà più uscire dal museo in cui oggi riposa. Stavolta i tecnici hanno trovato più punti critici che nel decennio scorso: 129 alterazioni che il nuovo check-up ha nuovamente diagnosticato al millimetro. "Gode di una cattiva salute di ferro", commenta Jorge García. "Ha sofferto molto e perciò ha bisogno di cure speciali".

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20/07/2008 GMT 1

A tutti gli amici

italiana @ 12:45

Quando ti senti giu di morale, rialzati perchè puoi contare sulla mia spalla

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19/07/2008 GMT 1

...Amici....

italiana @ 15:28

Non mi importa come sei..grasso, magro, brutto, bello..so solo che ti voglio bene e te ne vorrò per sempre!!

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18/07/2008 GMT 1

.

italiana @ 17:11

La donna è nata dalla costola dell'uomo, non dai piedi per essere calpestata e nè dalla testa per essere superiore, ma al lato per essere uguale, sotto il braccio per sentirsi protetta e accanto al cuore per essere amata!!

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17/07/2008 GMT 1

....

italiana @ 19:28

Chiudi gli occhi, rilassa la mente e vola... Sii te stesso, la libertà è tutto ciò che vuoi

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15/07/2008 GMT 1

Vedi Italia alla voce cultura "Creativa ma con poco appeal"

italiana @ 12:40

"La cultura deve diventare forza trainante dell'economia". Cresce il consumo
di teatri e concerti. Ma i nostri musei non sono più tra i primi nel mondo

di CLAUDIA FUSANI

ROMA - Leader nel mondo nel design ma diciassettesimi in Europa per investimenti nella ricerca e nello sviluppo. Al primo posto nel mondo per il patrimonio artistico e culturale ma i nostri musei e gallerie scivolano nella classifica di quelli più visitati. C'era una volta il made in Italy, dell'abito e del museo, delle canzonette e delle mostre, motore e volano dell'Italia che inventa e s'arrangia, crea e produce. "C'era una volta", perché adesso "il fatto in Italia" c'è ancora ma arranca, non è Sistema e produce culturalmente ed economicamente molto meno di quello che potrebbe.

LEGGI IL RAPPORTO COMPLETO

Fotografia di uno spreco. L'ennesimo, nell'Italia delle caste e delle derive. Spreco di occasioni e di talenti. E di punti percentuali di prodotto interno lordo. Ecco che allora l'Italia è leader al mondo nella produzione del design - grazie alla materia prima che si chiama gusto - e seconda dopo la Cina per esportazione di "prodotti creativi", categoria vasta che comprende dall'artigianato agli audiovisivi, dalle pubblicazioni cartacee ai nuovi media. Eppure gli investimenti su creatività e produzione culturale e sostegno ai giovani talenti sono i più scarsi in Eeuropei. Progresso e declino, insieme. Voglia di cultura e incapacità non di produrla ma di offrirla. E' il quadro contraddittorio che viene fuori dal V Rapporto annuale di Federculture, specie di Confindustria che mette insieme tutti i soggetti pubblici e privati che organizzano e gestiscono cultura, turismo, sport e tempo libero. "Creativi per caso" sintetizza Federculture nel rapporto di 230 pagine presentato al ministro per i Beni culturali Sandro Bondi, uno studio che fa lo sforzo inedito di mettere insieme e analizzare tutte le voci che hanno a che fare con turismo, cultura e tempo libero. Ma essere creativi oggi non basta più se il talento non è parte di un sistema coordinato e non casuale di creatività.

Una nuova politica per la cultura. Il messaggio politico del rapporto è chiaro: "L'Italia sconta una visione della cultura ancora identificata quasi esclusivamente con la conservazione del patrimonio artistico, o piuttosto legata al tempo libero, quasi sempre considerata una spesa più che un investimento". Soprattutto una visione che "non comprende la reale portata della creatività come forza trainante dell'economia grazie ai suoi effetti di contaminazione nel tessuto produttivo in termini di innovazione, valore aggiunto e competitività". La scommessa per l'Italia oggi non è tanto, o solo, gestire un museo bensì immaginarne la gestione nell'insieme del territorio dove si trova quel museo. Il museo da solo non basta più.

Il rapporto cita la classifica del Giornale dell'arte (maggio 2008): nel 2007 il più visitato è stato il Louvre seguito dal Centre Pompidou, dal British e dalla Tate Modern gallery. Il primo museo italiano è al settimo posto (Musei Vaticani) seguito dagli Uffizi (21 esima posizione). Nelle classifica delle mostre più visitate nel 2007 (ai primi tre posti c'è Tokio) per trovarne una italiana bisogna arrivare alla 86 esima posizione (Brescia, "Turner e gli impressionisti"), al 104 esimo posto ci sono le Scuderie del Quirinale ("Cina, la nascita dell'Impero"), il Vittoriano ("Chagall") e i Musei capitolini. Eppure l'Italia è al primo posto al mondo per il patrimonio artistico e culturale e al secondo per quello storico. C'è qualcosa che non torna tra capitale a disposizione e capacità di investimento.

La lezione che viene dall'Europa. Tanto per fare un esempio di cosa voglia dire arte come investimento e come forza trainante dell'economia, l'Inghilterra stanzia oltre 10 milioni di sterline per il piano strategico Creative brain, New talents for the new economy che punta sulla formazione dando vita a 5000 nuove occasioni di apprendistato per i giovani creativi e alla costituzione di decine di hub accademici per le industrie creative per collegare scuole, college e università su tutto il territorio britannico. Progetti analoghi che mettono insieme creatività, cultura ed economia sono in Olanda, in Germania, nei paesi scandinavi e poi in Spagna, Lettonia, Austria e Svizzera. L'Italia, si legge nel Rapporto, "fatica ad adeguare le strategie di rilancio alle strategie imposte dalla competizione della società globale nell'economia della conoscenza".

Eppure, c'è tanta voglia di cultura. Crisi, inflazione, prezzi alle stelle... eppure le famiglie italiane nel 2007 hanno speso alla voce cultura 61,5 miliardi di euro (+2,3% rispetto al 2006), il 6,83 per cento del bilancio famigliare, molto al di sotto della media dell'Europa allargata ai 27 (9,4%) o del Regno Unito ( 12,5%). Va meglio il teatro (+7,6 per cento nell'ultimo anno; +23% negli ultimi dieci anni) e i concerti (+17,3%). Più in generale godono di ottima salute gli spettacoli dal vivo per cui aumentano il pubblico (+10,1%) e le spese (+11,2%). I prezzi di concerti, musei e teatri crescono ma "solo" del 3,3%, le metà rispetto alle manifestazioni sportive (+6,5%), un soffio rispetto a pane, pasta, carburanti, energia cresciuti tra l'11 e il venti per cento.

Anche nella spesa culturale ci sono due Italie, il nord che chiede e consuma, il sud passivo e distratto. Eppure Sicilia e Campania sono le regioni che nel 2007 hanno speso di più nel settore culturale, 432 e 161 milioni di euro contro i 113 del Trentino Alto Adige, i 90 del Piemonte e gli 85 della Lombardia. Ancora una contraddizione: le regioni che più spendono in cultura sono quelle dove c'è meno consumo. Più che legittima qualche domanda.

Signori, non c'è più un centesimo. La scure di Tremonti andrà giù senza pietà davanti al bilancio del ministero dei Beni culturali. Da sempre fanalino di coda delle varie amministrazioni dello stato (nel 2007 i finanziamenti erano cresciuti dello 0,10 per cento arrivando a 1,98 miliardi mentre per gli altri ministeri la crescita era stata del 6,9%), la manovra triennale di Tremonti toglierà ai Beni culturali 900 milioni di euro in tre anni. Altri 150 se ne sono andati da voci legate allo spettacolo e alla tutela del paesaggio per finanziare il taglio dell'Ici. Gli enti locali dedicano alla cultura tra lo 0,9 delle Regioni al 3,3 dei Comuni.

Tutto questo per dire che i soldi dal pubblico non arrivano più e vanno trovati in altro modo. Ma il privato investe in cultura se è strategico, se dà un ritorno almeno in immagine. Se nel resto del mondo i privati fanno a gara per donare, sponsorizzare e finanziare anche una pachina in un parco - agevolati dal sistema fiscale - in Italia la cultura resta il settore dove i privati investono meno: il 15 per cento contro il 63% dello sport e il 22 per cento della solidarietà. Via via che si chiude il rubinetto pubblico, si apre però quello privato. E negli ultimi due anni, grazie soprattutto ad alcuni strumenti fiscali (oltre alle sponsorizzazioni, dal 2003 sono possibili le erogazioni liberali deducibili dall'imponibile), la media dei finanziamenti privati è cresciuta del 5%. La lista dei benefattori è guidata delle banche (3 miliardi di euro in sei anni). Crescono le erogazioni liberali delle imprese (33 milioni di euro) e quasi raddoppiano quelle delle persone fisiche, cittadini che decidono di investire in cultura (20 milioni di euro, +70 per cento rispetto al 2006).

Competitività? La Caporetto italiana. Quella che segue è una lista nera da cui partire per cominciare a ragionare su cosa significhi essere competittivi. L'Italia è al 15° posto in Europa per produttività di ogni ora lavorata; al 17° per quota di pil destinata a investimenti in ricerca e sviluppo e al 24° per quella destinata alla formazione delle risorse umane. La nostra migliore università pubblica è al 173° posto nella classifica degli atenei. Secondo il World economic forum l'Italia è al 46° posto nella classifica della competitività, seimila cervelli ogni anno lasciano il paese e vanno all'estero e i professori sotto i 40 anni sono il 17 per cento del totale. Un sistema vecchio, in netta perdita. E anche il nostro "fascino", la capacità di attrattiva del paese nel suo insieme, scivola al quinto posto nel mondo dopo Australia, Stati Uniti, Regno Unito e Francia. C'era una volta... l'Italia.

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11/07/2008 GMT 1

E' in Piemonte il paese "Riciclone" Al Sud vince la regione Campania

italiana @ 19:20

ROMA - I piccoli comuni battono le grandi città nel riciclo dei rifiuti. Lo dice la classifica stilata da Legambiente. E', infatti, Costigliole D'Asti, una località piemontese di soli 6.000 abitanti, a vincere il titolo di "Comune Riciclone 2008". Al secondo e terzo posto si collocano rispettivamente Bozzolo (piccolo comune mantovano) e Ziano di Fiemme in Trentino, tutti paesi del Nord Italia. Al Sud, invece, sorprende il miglior piazzamento di un paese campano. Si tratta di Bellizzi in provincia di Salerno.

La top ten di Legambiente arriva alla quindicesima edizione. Il particolare riconoscimento è destinato a quei centri che nell'ultimo anno si sono distinti nella gestione dei loro rifiuti.

Se la situazione dei piccoli centri si presenta abbastanza positiva, lo stesso non si può dire per le grandi città italiane. Torino, l'unica classificata nel 2007, è stata esclusa perché non ha raggiunto la soglia minima percentuale di raccolta differenziata, fermandosi al 38,8% di RD. Per entrare nella annuale classifica, infatti, i centri più grossi hanno dovuto centrare l'obiettivo del 40% nell'anno 2007, mentre per i comuni al di sotto dei 10.000 abitanti è stato imposto il superamento della soglia del 55%.

I parametri stabiliti dalla giuria hanno consentito a ben 1081 comuni di entrare nella classifica. Tra questi 968 si trovano al Nord, 42 al centro e 71 al Sud, di cui 39 solo in Campania.

Dai dati sulle regioni emerge lo strapotere di quelle settentrionali. Nella graduatoria spopolano Veneto, Trentino e Lombardia. Il Veneto, in particolare, si riconferma la regione più virtuosa con il 56% dei comuni ricicloni e con quattro centri tra i primi dieci classificati. In valore assoluto, però, è ancora la Lombardia a farla da padrona, con 364 comuni attivi nel riciclo della spazzatura.

Al centro Lucca è l'unico capoluogo di provincia ad essere riciclone (43,43% di raccolta differenziata), mentre al Sud invece nessun capoluogo supera il 40% di raccolta differenziata.

La Repubblica

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09/07/2008 GMT 1

Napolitano agli azzurri olimpici 'Liberi per aiutare i diritti umani'

italiana @ 15:29

Antonio Rossi ha ricevuto la bandiera dalle mani del capo dello Stato
Lucio Dalla ha cantato l'inno degli azzurri. L'emozione degli atleti

ROMA - Finisce con Antonio Rossi, il grande canoista, visibilmente emozionato, la bandiera in mano, che ascolta il presidente parlare di diritti umani e della "la libertà di partecipazione attiva" che è "il miglior contributo che lo sport può dare alla causa dei diritti umani". Finisce così, la festa di oggi al Quirinale e parte da qui, dai giardini del palazzo sul Colle l'avventura azzurra alle Olimpiadi di Pechino. Parte dallo scambio di battute tra il presidente del Coni, Petrucci e Napolitano sul "diritto alla sconfitta" e la voglia di vittorie, parte sulle note dell'inno composto e cantato da Lucio Dalla: "Un uomo solo può vincere il mondo". Parte, soprattutto, da quei duecento ragazzi e ragazze (a Pechino saranno più di 300) seduti sulle seggiole di plastica sotto il grande platano. Alcuni sono famosi, famosissimi come Andrew Howe, Sebastian Giovinco, Igor Cassina, Vanessa Ferrari, Alessia Filippi e Alessandra Sensini, altri quasi nessuno li conosce. Alcuni tra questi diventeranno notissimi fra un mese perché, forse, vinceranno le medaglie italiane a Pechino.

Una cerimonia semplice, anche se, per la prima volta, gli atleti azzurri sono stati portati fino al Quirinale in parata, sui bus scoperti come si usa ormai con i campioni da osannare. Lungo il tragitto dallo stadio Olimpico al Colle hanno ricevuto gli applausi della gente per strada. Petrucci, nel suo breve discorso, ha sostenuto il concetto davvero decoubertiano del "diritto alla sconfitta", ma, ovviamente, ha chiesto e, in fondo, previsto, un buon numero di medaglie. Napolitano, si diceva, gli fa notare che "quella parola lì che non voglio pronunciare, va bene.." ma anche le vittorie non guasteranno. Già che c'è ribadisce il suo punto di vista sul "finanziamento automatico" allo sport "che ho già sostenuto, ma che posso solo auspicare". Petrucci abbozza, sorride e gli regala una tuta della nazionale con la scritta "Giorgio" sulla schiena.
Rossi, davvero sente il suo ruolo quando il presidente gli consegna la "bandiera tricolore con asta" (così la definisce il protocollo ufficiale) e quando, subito dopo, presenta i capitani delle squadre di specialità al presidente della Repubblica.

E sorride, il plurimedagliato canoista, quando Dalla canta l'inno appositamente composto per la squadra olimpica azzurra. Lo sentiremo all'inizio e alla fine di ogni trasmissione Rai da Pechino e in chissà quante altre occasioni. Parla di un "uomo solo" che "può vincere il mondo". Dalla è contento di aver composto ("è la prima volta che mi capita") un inno e di cantarlo nei giardini del Quirinale davanti a Napolitano: ""Mi lusinga, presidente, cantarlo qui davanti a lei che, in fondo, rappresenta tutta l'Italia".

di MASSIMO RAZZI

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07/07/2008 GMT 1

Eugenio Montale

italiana @ 13:59

Poemas de EUGENIO MONTALE en italiano
In limine

Godi se il vento ch'entra nel pomario
vi rimena l'ondata della vita:
qui dove affonda un morto
viluppo di memorie,
orto non era, ma reliquiario.

Il frullo che tu senti non è un volo,
ma il commuoversi dell'eterno grembo;
vedi che si trasforma questo lembo
di terra solitario in un crogiuolo.

Un rovello è di qua dall'erto muro.
Se procedi t'imbatti
tu forse nel fantasma che ti salva:
si compongono qui le storie, gli atti
scancellati pel giuoco del futuro.

Cerca una maglia rotta nella rete
che ci stringe, tu balza fuori, fuggi!
Va, per te l'ho pregato,- ora la sete
mi sarà lieve, meno acre la ruggine…

La morte di Dio

Tutte le religioni del Dio unico
sono una sola: variano i cuochi e le cotture.
Così rimuginavo; e m'interruppi quando
tu scivolasti vertiginosamente
dentro la scala a chiocciola della Périgourdine
e di laggiù ridesti a crepapelle.
Fu una buona serata con un attimo appena
di spavento. Anche il papa
in Israele disse la stessa cosa
ma se ne pentì quando fu informato
che il sommo Emarginato, se mai fu,
era perento.

(Eugenio Montale nació en Génova el 12 de octubre de 1896 y falleció en Milán el 12 de septiembre de 1981. Fue poeta, ensayista y crítico de música. Recibió el Premio Nobel de Literatura en 1975.

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06/07/2008 GMT 1

Sciopero treni-bus, da stasera inizia giorno nero dei trasporti

italiana @ 14:44

MILANO (Reuters) - Scattano a partire da stasera alle 21 le 24 ore di sciopero del personale ferroviario, mentre domani si fermeranno i trasporti urbani -- bus, filobus, tram e metropolitane -- con "finestre" garantite in orari che differiscono da città a città.

Il gruppo Ferrovie dello Stato prevede la cancellazione e la limitazione di numerosi treni sia regionali che a lunga percorrenza e invita gli utenti a informarsi nelle stazioni prima di mettersi in viaggio e a telefonare al numero verde 800-892021, che resterà attivo sino alle 21 di domani, lunedì 7 luglio.

Per quel che riguarda il trasporto locale, a Milano l'Atm fa sapere che verrà garantito il servizio dall'inizio dei turni del mattino sino alle 8,45 e dalle 15 alle 18. A Roma, l'Atac comunica che le corse saranno garantite dall'inizio del servizio sino alle 8,29 e dalle 17,01 - quando i mezzi lasceranno i depositi e le rimesse per raggiungere i capolinea - alle 19,59.

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05/07/2008 GMT 1

Cinema: a Giancarlo Giannini l'Ischia Legend Award

italiana @ 14:34

Roma, 5 lug. - (Adnkronos) - A Giancarlo Giannini e' stato assegnato l'Ischia Legend Award. La motivazione porta la firma Paul Haggis, chairman della VI° Global Film & Music Fest: "Un premio speciale per un artista che appartiene alla storia del cinema mondiale grazie ad interpretazioni straordinarie che vanno dai film di Lina Wertmuller sino agli ultimi capitoli di James Bond.

"Giannini -prosegue la motivazione scritta dallo sceneggiatore e regista premio Oscar- e' un vero e proprio riferimento per tanti giovani artisti internazionali e siamo orgogliosi di poterlo omaggiare in una manifestazione come Ischai Global nata e cresciuta ad esclusivo beneficio dell'arte, dello spettacolo e dei suoi protagonisti".

Il popolare attore italiano, reduce dal set di "007-Quantum of Solace" firmato da Marc Forster (con Daniel Craig nei panni di James Bond), sara' premiato dallo stesso Paul Haggis (che ne firma la sceneggiatura) e dal ministro per le Attivita' Cultruali Sandro Bondi, venerdi' 18 luglio a Forio d'Ischia nel corso del gala ai Giardini Poseidon organizzato dall'Accademia Arte Ischia col network tv americano "E! Enterteinment".

Yahoo Notizie

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04/07/2008 GMT 1

Calciomercato - Secondo extra UE: chi arriva?

italiana @ 16:31

Nella giornata di giovedì, il Consiglio Federale ha dato il via libera per tesserare un secondo giocatore extracomunitario. Cambia il mercato delle squadre di Serie A: ecco chi potrebbe arrivare

Il mercato delle squadre italiane non è ancora decollato ma la decisione di giovedì del Consiglio Federale, che ha accolto la richiesta della Lega di aprire al secondo giocatore extracomunitario, potrebbe accelerare e cambiare le strategie dei nostri club. Molti i giocatori, infatti, che ora potrebbero arrivare nel nostro campionato: non solo nomi di grido ma anche calciatori meno conosciuti che potrebbero far comodo alle squadre medio-piccole.

Partiamo col Milan, alla ricerca disperata di una prima punta. Drogba, Eto'o e Adebayor toppo onerosi? No problem, spunta l'ipotesi Luis Fabiano. Brasiliano, gioca nel Siviglia e nell'ultima stagione ha messo a segno la bellezza di 31 gol tra Liga e Champions League. 28 anni, ancora un anno di contratto, è un giocatore maturo e affidabile con un innato fiuto del gol. Costo? Circa 12 milioni di euro: abbordabile per le casse rossonere, e in Spagna le voci che vorrebbero 'Fabuloso' in coppia con i connazionali Pato e Kakà, oltre a Ronaldinho, sono sempre più frequenti e insistenti.

L'Inter, invece, potrebbe virare le sue attenzioni su altri lidi se il Porto continuerà a chiedere montagne d'oro per Quaresma. Ed ecco, quindi, che spuntano i nomi di Arshavin e Aguero . Il primo, vera e propria rivelazione (per chi non lo conosceva già dopo la splendida annata con la maglia dello Zenit di San Pietroburgo con cui ha conquistato la Coppa Uefa, ndr) di Euro 2008 con la Russia potrebbe essere una pedina ideale per gli schemi di Mourinho. Prezzo? Circa 17 milioni (che non sono sicuramente i 33 chiesti dal Porto per Quaresma) anche se c'è da battere la fortissima concorrenza di Barcellona, ma soprattutto del Chelsea di Abramovich che, si sa, in Russia ha una certa influenza... Aguero, invece, è da sempre un pallino di Moratti e i suoi uomini. Qui il prezzo sale vertiginosamente (difficile però che l'Atletico Madrid lo lasci partire per meno di 40 milioni di euro) ma il numero uno interista potrebbe anche decidere di regalare 'El Kun' al popolo nerazzurro come ciliegina sulla torta per il centenario. I campioni d'Italia seguono da mesi Foquinha, funambolo 20enne brasiliano, che potrebbe essere acquistato e poi parcheggiato al Chievo (un po' come per l'operazione Julio Cesar, ndr).

La Roma, oltre ai vari Baptista e Bendtner, avrebbe messo gli occhi su Thiago Neves, 23enne centrocampista brasiliano del Fluminense autore di una strepitosa tripletta nel ritorno della finalissima di Copa Libertadores contro la LDU. Reti inutili, visto che poi la Copa è andata proprio alla LDU dopo i calci di rigore, ma che hanno stregato Spalletti e Pradè.

La Lazio, dopo Carrizo, starebbe pensando ad Augusto Fernandez, 22enne ala argentina del River Plate, che in Sudamerica danno già con le valige pronte per la Capitale.

Anche la Fiorentina sta sondando il mercato sudamericano, con particolare attenzione al Brasile, alla ricerca di nuovi giovani talenti. Alcuni nomi? Wellington, punta del Nautico, e i difensori Jonathan e Miranda, rispettivamente di Cruzeiro e San Paolo.

In una società sempre più globalizzata, dunque, anche il mondo del calcio tende ad adeguarsi e l'Italia, anche se un po' in ritardo rispetto agli altri campionati, non vuole sicuramente stare solo a guardare.

Alessandro Brunetti / Eurosport

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03/07/2008 GMT 1

Libri, delitto e castigo storia criminale del genere umano

italiana @ 19:04

Colin Wilson scrive la fenomenologia del male dalla preistoria ai serial killer
i migliori noiristi italiani alle prese con "fattacci" in bilico tra cronaca e trame oscure

di DARIO OLIVERO

ECCE HOMO
Si può scrivere una storia del lato oscuro dell'uomo. A partire da quando l'australopiteco imparò a utilizzare ossa di antilopi come mazze per abbattere scimmie meno evolute come Kubrick ricordò nel suo 2001: Odissea nello spazio. Per arrivare a oggi, passando attraverso i secoli da Roma a Gengis Khan a Hitler a Nanchino. Oppure esaminando le figure si serial killer da Gilles de Rais, l'oscuro Barbablù, a Jack lo Squartatore fino alla "famiglia" di Manson e a Ted Bundy. Si può fare alla Borges (Storia universale dell'infamia) oppure con gli strumenti della criminologia come ha fatto Colin Wilson con il voluminoso Storia criminale del genere umano (tr. it. S. Di Natale, Newton Compton, 19,90 euro).

Non è solo una documentata galleria degli orrori (dove si respira un'aria da foto di famiglia), è un interrogarsi continuo sulla natura umana attraverso Freud, Fromm, Desmond Morris, Adler, cognitivismo, strutturalismo, teologia, teorie sociali e test sui detenuti.

Fondamentalmente è il nostro libro nero, il resoconto di come e quando si spegne la luce e l'umanità precipita nelle tenebre. E questo momento è molto vicino, per quanto la nostra civiltà si sforzi di nasconderlo. Fondamentalmente risuona in ogni pagina un'unica domanda: come può l'uomo fare questo? Una frase tra le tante spicca come se fosse evidenziata: "Essere veramente umani richiede un grande sforzo di volontà, invece del solito vago sentimento di mutua partecipazione".

LA NERA
Lo disse bene a suo tempo Jean-Patrick Manchette, maestro del noir mediterraneo scomparso troppo presto come Jean-Claude Izzo, altro grande spirito di quella scuola. Disse che attraverso il noir si intercettavano le pulsioni profonde della società e si rendeva giustizia a chi giustizia non poteva avere. Che dagli anni Trenta in poi il poliziesco, il giallo, la detective story erano il vero strumento politico della letteratura figlio della Grande depressione in America e poi delle macerie europee del dopoguerra in Europa.

Questa è una lezione che in Italia, nonostante lo scetticismo di certa critica, si è capita bene. La New Italian Epic è innervata di storia criminale, conosce la zona in chiaroscuro della nostra democrazia, le curiose affinità tra la cronaca nera e le lontane stanze dei bottoni, i sei gradi di separazione (forse meno) tra un esecutore di borgata e un presentabile quanto intoccabile mandante, gli indizi che non diventano mai prove perché c'è sempre qualcuno che si muove nel buio per confondere, sottrarre, spostare l'attenzione.

Con questo spirito, come scrive Giancarlo De Cataldo nell'introduzione, va letto Crimini italiani (Einaudi, 19,80). Massimo Carlotto, Gianrico Carofiglio, Giorgio Faletti, Sandrone Dazieri, Diego De Silva, Giampaolo Simi, Loriano Macchiavelli, Marcello Fois, Wu Ming, Carlo Lucarelli. Una storia a testa, undici storie, undici pezzi d'Italia. Una Nazionale.

AMERICAN TABLOID
Sono i migliori in quello che fanno, ma quello che fanno, come direbbe Wolverine degli X-Men, non è piacevole. Lavorano sulla materia oscura e la fanno circolare attraverso una storia con le sue regole e i suoi personaggi, il suo conflitto e la sua soluzione, qualunque essa sia. Danno un ordine al caos e lo rendono irresistibile. Jeffery Deaver, Elmore Leonard, Joyce Carol Oates, Ed McBain, Laura Lippman e altri meno noti in Italia, Sue Pike, Emily Raboteau.

Tutti raccolti e selezionati tra migliaia sotto la supervisione di Scott Turow che ci mette nome e faccia. Sono racconti brevi in cui vengono rispettati per filo e per segno tutte le regole dell'azione drammatica dalla suspense al colpo di scena. Non a caso molti lavorano anche per il cinema, basti citare McBain che ha scritto la sceneggiatura di Uccelli di Hitchcock o Andrew Klavan che ha lavorato per Clint Eastwood. Le trame sono impossibili da descrivere. Per esempio, anche gli stereotipi comuni come quello del detective sempre in bolletta con il cuore spezzato viene modificato a tal punto da Walter Mosley in Karma da renderlo quasi irriconoscibile. Questa è gente che ha fantasia e mestiere inarrivabili. Si intitola Tracce d'America (tr. it. A. Raffo, Mondadori, 19 euro).

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02/07/2008 GMT 1

Il mistero dei suoni precolombiani uno studioso li riporta alla vita

italiana @ 13:48

SE il passaggio dalla vita alla morte avesse un suono, sarebbe il sibilo sordo dei "whistles of death", i "fischi di morte" delle civiltà precolombiane. A ricostruirli meticolosamente ci ha pensato un ingegnere di 66 anni, di Città del Messico, appassionato di musica e archeologia. Roberto Velazquez ha dedicato gli ultimi anni della sua vita a rimettere insieme i pezzi - non solo in senso metaforico - di una civiltà che a partire dal 1800 a. C. ha riempito il Messico di mistero.

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Uno degli strumenti

Creta, piume di tacchino, canne da zucchero, pelle di rana. I materiali naturali venivano modellati, tirati e cuciti per dar vita a un un "whistle of death", strumento musicale scoperto per la prima volta, accanto a uno scheletro, dall'esperto di archeologia di musica preispanica Arnd Adje Both. Finora questi oggetti, usati da Maya e Aztechi, erano stati relegati al ruolo di gingilli ornamentali, declassati nei musei tra tra i pettini da donna e gli attrezzi da caccia. Una fine che all'ingegnere meccanico Roberto Velazquez non è mai andata giù, "e non parlo solo dei musei messicani ma di quelli di tutto il mondo", spiega.

Da qui la decisione di ricostruirne l'aspetto e la storia. Ma sopratutto di andare a scavare nel mondo di quella musica oscura che, secondo alcuni, veniva utilizzata per definire strategie di guerra, secondo altri per terrorizzare il nemico durante la stagione della caccia. Secondo Velazquez, i fischi di morte erano la porta "tascabile" per dialogare con dio, per annunciargli l'arrivo del sacrificio e confermargli che il raccolto, quell'anno, era andato bene. Un suono terrificante, sinistro e pieno di energia, tanta quanta ne serve per accompagnare il defunto nel cammino verso l'aldilà.

Velazquez, per ricostruire gli strumenti, ha percorso il Messico in lungo e in largo, maneggiando oggetti datati 400 a. C. e rileggendo tutta la documentazione scritta sull'argomento. Un lavoro da maestro, che però non sarebbe servito a niente senza lo sforzo ultimo e più affascinante, quello della riproduzione del suono. Cercare il punto di equilibrio che trasforma un rumore in musica non è stato facile, anche perché questi oggetti non sembrano fatti per celebrare momenti di festa, o almeno non nel senso moderno inteso da noi.

Roberto Velazquez ha tenuto per anni fra le labbra un'ancia di pelle di rana, prima di scoprirne il segreto. A tutt'oggi nessuno può sapere se il risultato sia davvero quello riprodotto dagli antichi. Quel che è certo è che, soffiando, stringendo e tappando questi strumenti alla ricerca della loro anima, Velazquez è riuscito a estrarre da loro un suono che a tratti sembra una melodia di festa e a tratti un canto di morte. La loro forma, che spesso richiama sagome animali o maschere divine, lascia spazio all'interpretazione.

Il lavoro del ricercatore è stato affiancato da un'equipe di studio tutta messicana composta da archeologi, storici e musicisti, e da esperti come il direttore del dipartimento di archeologia della Del Valle University del Guatemala, Tomas Barrientos. "Fino a dieci anni fa - racconta il professore - non si sapeva nulla di questi oggetti. Oggi questo è un settore che interessa moltissimo: merito della rivalutazione delle collezioni museali e della passione di qualche collezionista privato".

Secondo l'archeologo Paul Healy, che nei primi anni Ottanta scoprì preziosi strumenti musicali di origine Maya nel Belize, molti di questi sono ancora in grado di funzionare e, anzi, riportarli in vita è più che possibile. "Trovarne alcuni rotti è stata una fortuna - spiega - perché ci ha permesso di capire come sono stati fabbricati e quindi anche con quale logica".

Secondo il parere di altri specialisti, la musica dei fischi di morte serviva per mandare il cervello in trance, ricreando una sensazione vicina all'effetto delle moderne droghe. Allucinogeni, dunque, e molto più efficaci di un antifurto per tenere lontani i nemici. Eppure, come ricorda Roberto Velazquez, il segreto della civiltà precolombiana resta sepolto sotto millenni di storia. Forse la musica, come solo lei sa fare, riuscirà a riportarlo in vita.

di SARA FICOCELLI

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