L'anima riposa
coperta da un manto rosso di farfalle,
custode di un cuore di lamiere lucenti.
Dimmi se un giorno i salici ridenti
vedranno quel manto
farsi mille frammenti
a volare leggeri
verso il mare di lassù.
Michela
L'anima riposa
coperta da un manto rosso di farfalle,
custode di un cuore di lamiere lucenti.
Dimmi se un giorno i salici ridenti
vedranno quel manto
farsi mille frammenti
a volare leggeri
verso il mare di lassù.
Michela
Vivere la vita significa amare ogni istante
sia questo di gioia che di dolore
e condividerlo con chi ti è amico.
~ Massimiliano Filanti
Com’è triste Venezia
Soltanto un anno dopo
Com’è triste Venezia
Se non si ama più
Si cercano parole che nessuno dirà
E si vorrebbe piangere
Ma ormai non si può più
Com’è triste Venezia
Se nella barca c’è
Soltanto un gondoliere
Che guarda verso te
E non ti chiede niente
Perché negli occhi tuoi
E nella mente tua
C’è soltanto lei
Com’è triste Venezia
Soltanto un anno dopo
Com’è triste Venezia
Se non si ama più
I musei e le chiese
Si aprono per noi
Ma non lo sanno
Che ormai tu non ci sei
Troppo triste Venezia
Di sera la laguna
Se si cerca una mano
Che non si trova più
Si fa dell’ironia
Davanti a quella luna
Che un dì ti ha vista mia
E non ti vede più
Addio gabbiani in volo
Che un giorno salutaste
Due punti neri al suolo
Addio anche da lei
Com’è triste Venezia
Soltanto un anno dopo
Com’è triste Venezia
Se non si ama più
Dopo la pioggia il sole, dopo l'inverno la primavera, dopo il pianto il sorriso... dopo di te nessun'altro...
VENEZIA, LA LUNA E TU
Morbida melodia adattabile al ritmo del tango, fu composta da Alexandre Derevitsky, autore di musiche da film attivo in Francia e in Italia (scrisse tra l'altro molte colonne sonore per i film di Totò).
Il testo, stranamente, era di Luciano Luigi Martelli, paroliere noto soprattutto per canzoni in dialetto romanesco: 'Com'è bello fa' l'amore quanno è sera', 'Vecchia Roma', 'Popolanella'.
Alla fine del 1936 Derevitsky fu incaricato di scrivere la colonna sonora per un film francese ambientato a Venezia ('A Venise une nuit'), interpretato dall'attrice romena Elvire Popesco e diretto da Christian-Jaque (futuro regista de "La certosa di Parma" e "Fanfan la Tulipe").
Dato che anche il cast era praticamente privo di italiani - anche a causa dei non facili rapporti tra Francia e Italia - si decise di affidare almeno il testo della canzone portante a un italiano: la scelta cadde sull'assai poco veneziano Martelli, che quell'anno aveva composto 'Serenata sincera' e 'Un posticino ar sole' (brano che celebrava le avventure imperialiste di Mussolini). Tutto sommato, Martelli se la cavò bene, lavorando sapientemente sul tema della nostalgia, sempre efficace quando si scrivono canzoni dedicate a una città.
Come ha spiegato recentemente in una sua trasmissione Paolo Limiti, "Le canzoni dedicate alle città sono in genere composte da persone nate nella città stessa, ma Venezia rappresenta un'eccezione: chi ha scritto canzoni su Venezia è quasi sempre un forestiero. Nel caso di 'Venezia, la luna... e tu', gli autori erano Derevitski, di origine polacca, e Martelli, romano; e per di più, il brano venne presentato in un film francese… Questo tipo di canzone 'cartolina' comunque era molto in voga tra la fine degli anni '20 e gli anni '50: andavano di pari passo col cambiamento della società, e da una parte davano voce al malcontento per il fatto che anche dal punto di vista urbanistico le città stavano mutando profondamente. Ma dall'altra c'era un certo entusiasmo per la modernità. In mezzo, quindi, ben si collocava la nostalgia, ovvero il sentimento che poteva ammorbidire le posizioni tra il desiderio di rinnovamento e il ricordo di ciò che si era conosciuto durante l'infanzia".
Vent'anni dopo "A Venise une nuit", il cinema italiano rilanciò la canzone di Martelli e Derevitski con un film che ne prendeva a prestito anche il titolo. Curiosamente, anche in questo caso non c'erano veneziani coinvolti: girato da Dino Risi nel 1958, "Venezia, la luna... e tu" vedeva come protagonisti Marisa Allasio (torinese) e i romanissimi Nino Manfredi e Alberto Sordi - quest'ultimo nei panni assai improbabili di gondoliere.
www.galleriadellacanzone.it
Il mio pensiero vola verso te
per raggiungere le immagini
scolpite ormai nella coscienza
come indelebili emozioni
che non posso più scordare
e il pensiero andrà a cercare
tutte le volte che ti sentirò distante
tutte le volte che ti vorrei parlare
per dirti ancora
che sei solo tu la cosa
che per me è importante
Guarda i girasoli: loro si inchinano al sole, ma se uno è troppo inchinato vuol dire che è morto. Tu sei un servitore, non un servo. Servire è l'arte suprema. Dio è il primo servitore; Lui è il servitore di tutti gli uomini, ma non è il servo di nessuno.
Questa è una storia semplice, eppure non è facile raccontarla.
Niente è più necessario del superfluo.
Buon giorno principessa!
Il silenzio è il grido più forte.